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Parodontopatia e malattia cardiovascolare

Parodontopatia e malattia cardiovascolare

Erminia Virno No Comment

Pubblichiamo oggi un estratto di un interessante articolo che potrete trovare in rete; l’argomento è comunque correlato al precedente post:

Parodontopatia e malattie cardiovascolari

L’analisi degli studi più significativi pubblicati negli ultimi anni ci ha portati a confermare il fatto che i pazienti affetti da malattia parodontale hanno maggiori probabilità di soffrire anche di malattie cardiovascolari e che la malattia parodontale è generalmente più severa nei soggetti affetti da diabete mellito, una categoria di pazienti che quindi già corre un rischio maggiore di sviluppare malattie cardiovascolari. E’ stato ipotizzato che i batteri responsabili dell’infezione nel cavo orale possano entrare nel sangue ed essere trasportati attraverso i vasi fino a organi lontani come il cuore, il pancreas e il fegato. L’odontoiatra dunque, che ha la possibilità di verificare periodicamente lo stato di salute orale dei propri pazienti, ha la concreta opportunità di informarli riguardo all’importanza della cura della malattia parodontale e, soprattutto, ha il dovere di valutare se vi sono patologie sistemiche concomitanti. Curando la malattia parodontale un paziente avrebbe ‘un’arma in più’ per ridurre il rischio di sviluppare malattie cardiovascolari, principali cause di morte in età adulta. La parodontite cronica rappresenta sicuramente la forma più diffusa e di più facile riscontro clinico nell’ambito delle parodontopatie. Pur avendo come presupposto i segni tipici della gengivite La malattia si manifesta con un’alterazione della consistenza della gengiva che appare gonfia, sanguinante e molliccia, mobilità dentale più o meno marcata. Quest’ultimo segno, in genere, è quello che porta i pazienti dal dentista, ma , purtroppo, corrisponde ad uno stadio della malattia già molto avanzato e perciò più difficilmente trattabile. I fattori responsabili della parodontite cronica sono diversi, ma quello batterico è sicuramente il più significativo e per questo richiede un’attenzione particolare. La presenza prolungata di residui di cibo sul margine gengivale, provoca la formazione della placca batterica che, se non viene rimossa, entro 24-48 ore calcifica, trasformandosi in tartaro; è proprio in questo momento che la gengiva subisce un attacco cruciale che la porta prima ad infiammarsi e poi ad allontanarsi dallo stimolo nocivo, cioè a ritrarsi dando luogo a quelle antiestetiche esibizioni della radice dentale, più scura dello smalto e perciò particolarmente evidente. Il dente appare “scollettato”, sensibile al freddo, contornato da una gengiva arrossata, gonfia, dolente e sanguinante. Per questo motivo il paziente preferisce non spazzolare la parte o non masticare su quel lato peggiorando definitivamente il quadro. I batteri responsabili di questo meccanismo possiedono un metabolismo che li porta a trovarsi a proprio agio nelle zone quasi prive di ossigeno tra la parte interna della gengiva e la parte esterna del dente, dove si stabilizzano e cominciano a moltiplicarsi, rendendo la situazione sempre più grave ed in grado di alimentarsi da sé. Ma bisogna pensare che la retrazione gengivale è solo la manifestazione più superficiale di quello che sta avvenendo a danno dell’apparato di sostegno dei denti. Infatti i legamenti che trattengono il dente all’osso alveolare vengono progressivamente distrutti perché l’osso subisce un progressivo riassorbimento lasciando sopra di se una molliccia e sanguinolente gengiva solo debolmente appoggiata al dente. È così nata la “tasca parodontale”. Questo processo di riassorbimento alveolare ora progredisce sempre più velocemente anche aiutato dal movimento altalenante del dente che avendo minore ancoraggio incomincia a muoversi. Il leggero movimento progressivamente aumenta e il paziente ancora una volta peggiora la situazione non masticando in tale area favorendo così l’accumulo di placca e tartaro. Non bisogna dimenticare che la malattia parodontale è caratterizzata da una discreta ereditarietà e che pertanto esistono individui più predisposti al suo instaurarsi, i quali proprio perché predisposti , dovranno impegnarsi più degli altri per ripristinare e mantenere uno stato di salute parodontale accettabile.immagine11 batteri parodonto

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